La paradossale linea di par condicio della Diocesi di Milano
Neanche il tempo di riprenderci dal nostro ultimo comunicato (https://www.iustitiainveritate.org/2026/05/23/appello-ai-vescovi-arcobaleno/) contro la sponsorizzazione di fatto delle sfilate arcobaleno di alcuni zucchetti viola italiani, arriva il paradosso ben oltre il grottesco.
L’Arcidiocesi di Milano, ormai l’epicentro italiano di un modello di dialogo e accoglienza pastorale verso il mondo arcobaleno LGBTQIA+, non si limita a promuovere e consentire veglie di preghiera sotto l’ipocrita veste di veglie contro l’omotransfobia, ma si distingue.
Forse per mandare un ulteriore messaggio di “apertura” ed evitare che qualcun* possa invocarne la violazione, l’Arcivescovo Mario Delpini ha deciso di applicare dunque una par condicio riduttiva annullando la processione del Corpus Domini del 4 giugno 2026 che, quest’anno, si celebrerà solo all’interno del Duomo di Milano e non lungo le vie cittadine, interrompendo una tradizione plurisecolare che, da oltre 450 anni, grazie a San Carlo Borromeo, ha la dimensione di una solennità sentita e importante sfilando all’aperto, attraversando le vie del centro e portando l’Eucaristia tra la gente.
Di fronte all’esigenza di dipingersi di arcobaleno cosa volete che sia la censura dei diritti dei fedeli per non turbare quelli della tavolozza dei colori?
Cercando di superare lo scandalo di tale inaccettabile svolta – che ha già provocato appelli e suppliche, come altrettanto vuole essere la nostra -, non possiamo tuttavia censurare la nostra indignazione per le motivazioni fornite che irridono l’intelligenza, sbandierando grottesche ragioni di traffico intenso che renderebbe difficile il raccoglimento, e di overtourism, che rischierebbe di far percepire il rito come un evento folcloristico anziché come un momento di preghiera.
Avremmo desiderato, invece, che Sua Eccellenza non abbandonasse questa tradizione e, piuttosto, convocasse tutte le associazioni cattoliche, i movimenti, le parrocchie cittadine e non solo, così che la processione possa essere vissuta e partecipata e diventare di conseguenza una testimonianza per la città tutta.
Vero è che Milano ha visto un Prefetto come Ambrogio diventare vescovo, ma che accada il contrario per una decisione che appare quasi alla stregua di un provvedimento di ordine pubblico proveniente dalle autorità statali è una novità della quale non riusciamo che a meravigliarci, dovendo ora pensare che la testimonianza debba prima chiedere un permesso per non disturbare troppo.
Pertanto, come fedeli non inclusivi e non rispettosi di alcuna privacy, ma nella piena consapevolezza di manifestare ai pastori ciò che gli spetta per la loro guida come precisamente previsto nei canoni 212§3 e 213 del codice di Diritto canonico, desideriamo esprimere tutto il nostro disagio e indignazione.
Soprattutto nel mese di giugno – dedicato da sempre al Sacro Cuore di Gesù -, quando le strade e le piazze sono invase dalle sfilate grottesche in vilipendio della fede e dei principi base della nostra civiltà, come si può anche solo pensare di chiedere di venir meno al dovere di manifestare visibilmente la fede che, in questo caso, assume anche quello di riparare agli oltraggi perpetrati?
Dobbiamo quindi supporre che le suddette sfilate arcobaleno, pur non avendo il formale patrocinio della Arcidiocesi ambrosiana – che tuttavia pare non condannarli, mandando segnali di par condicio – siano già in possesso di tutti i permessi per aggirare i problemi di traffico e di intensità turistica mentre, per la processione del Corpus Domini, la Curia milanese ha deciso che è meglio non creare alcun disturbo alla quotidianità dello shopping che sarebbe ostacolato dalla processione, o forse ai turisti, o forse agli appartenenti ad altre religioni ai quali non si può dare fastidio nelle strade issando un’Ostia.
Il Corpo di Cristo – che viene portato in processione pubblica a dimostrazione visiva di ciò che è, ovvero della concretezza della nostra fede nel Figlio di Dio fatto uomo e veramente risorto dai morti – viene quindi ridotto a qualcosa di divisivo, incomprensibile o, peggio ancora, disturbante per chissà quali parametri di accoglienza e attenzione.
Una concreta testimonianza della verità della nostra fede viene annichilita e censurata sul presupposto di un fastidio arrecato non si sa a chi o a che cosa, o peggio ancora mistificata con verbose giustificazioni e le vuote parole del comunicato che ha annunciato la notizia, forse inconsapevoli dello sfregio perpetrato alla storia stessa di questa città.
La Diocesi ambrosiana, culla di beati e di santi da sant’Ambrogio e san Carlo, cede il passo alle esigenze di una falsa prudenza nel rispetto del traffico urbano – perché non sia mai che ostacoli più una processione rispetto alle scelte urbanistiche – con una decisione che ha solo il sapore di una pigre resa al mondo e alla cultura dominante che ha fagocitato ogni simbolo della nostra fede.
A Lei che è pastore di questa Arcidiocesi ci rivolgiamo dunque supplichevoli affinché lo sfregio della censura del Corpus Domini rimanga solo il triste paradosso di quest’anno e ci si ravveda ritirando questa inaccettabile scelta prendendo esempio – tra i tanti – da ciò che accade a New York in mezzo ai grattacieli della grande mela dove, nonostante l’immensità nettamente superiore dei problemi accampati qui a Milano per scusare il suddetto cedimento, il Corpo di Cristo viene portato in processione a manifestare a tutti l’unica salvezza possibile.
Il nascondimento di questa forma di visibilità della nostra fede, imputabile solo ad avventatezza e pruderia curiale, proprio in un tempo in cui emerge semmai il grido di verità a fronte di un mondo sperduto e intriso del male della guerra e di tutte le storture di cui l’uomo è capace, ferisce, addolora e offende la testimonianza e il riconoscimento della sacralità di Nostro Signore Gesù Cristo.
E appare come uno schiaffo e una accettazione passiva di ciò che il mondo persegue in vilipendio della nostra fede, plasticamente raffigurato nelle manifestazioni pubbliche dissacranti che avverranno in queste settimane, che la privatizzazione forzata del Corpus Domini che si è voluta imporre accetta e a cui non risponde.
La supplichiamo, Eccellenza carissima, a nome di tutti affinché non si interrompa più la tradizione della terra di sant’Ambrogio e San Carlo e si ritorni a celebrare il Corpus Domini come sempre.
Milano, 2 giugno 2026 – Santi martiri Marcellino e Pietro
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