La Terza Assemblea del Cammino Sinodale della C.E.I. ha approvato il documento di sintesi “Lievito di pace e di speranza” dove, tra i tanti punti, si invitano le Chiese locali a “…promuovere il riconoscimento e l’accompagnamento delle persone omoaffettive e transgender..” e a sostenere ed accompagnare “con la preghiera e la riflessione le giornate promosse dalla società civile per contrastare ogni forma di violenza ….l’omofobia e transfobia etc…”.
Anche noi non possiamo tacere di fronte a questa ultima farsa ammantata di “sinodalità” con cui l’organismo dei Vescovi italiani che si definisce con tale scopo: “Il Signore Gesù ha affidato la Chiesa ai Vescovi, come a pastori e, mediante il dono dello Spirito Santo, li ha costituiti maestri di dottrina, sacerdoti del culto, ministri di governo” (preambolo dello statuto CEI, punto 1), ha sdoganato l’intronizzazione ecclesiastica dell’ideologia gender.
Ma lo facciamo con alcune domande rivolte a quella maggioranza schiacciante dei componenti di tale consesso che, auspicabilmente, immaginiamo neanche conoscano i loro stessi fini statutari.
Abbiamo infatti già ascoltato “il silenzio” dopo lo sfregio della Basilica di San Pietro con la “sfilata” di uomini e donne del variopinto mondo LGBTQ+, felicemente abbracciati senza alcun pudore e indossando magliette invitanti a “f* the rules”; offesa e oltraggio ben più grave del turista (pellegrino?) che impunemente ha urinato sull’altare della Confessione e per cui Papa Leone XIV ha chiesto personalmente e con urgenza un “Rito penitenziale riparatorio”.
Oggi, apprendiamo – in perfetto collegamento logico con gli insulti precedenti – che solo una esigua minoranza (781 placet su 809 dicono alcuni siti, o 637 favorevoli e 185 voti contrari, altre fonti), cioè o uno striminzito 3,5% o appena 1/3 dei Vescovi italiani, si sarebbero opposti alla votazione, comunque plebiscitaria, che sdogana l’inaccettabile e invita anche a seguire la cd società civile per sostenerne le iniziative pro arcobaleno.
Ci rivolgiamo allora al Card Zuppi, esercitando a pieno titolo, come laici, il diritto “… e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa; e di renderlo noto agli altri fedeli, salva restando l’integrità della fede e dei costumi e il rispetto verso i Pastori, tenendo inoltre presente l’utilità comune e la dignità della persona”(codice di diritto canonico, can. 212, §3).
Eminenza, Lei che ha avuto il coraggio di celebrare negli stessi giorni i Vespri tridentini durante il pellegrinaggio a Roma del Summorum Pontificum, non nota una leggera contraddizione con l’esultanza perché – secondo il Suo pensiero – dovremmo liberarci dal “si è sempre fatto così”?
Ci può dire semplicemente dove sta conducendo la Chiesa italiana o quello che ne rimane?
Non possiamo credere che Le stia a cuore solo permettere a pochi di celebrare la Tradizione, rimanendo tuttavia come dentro una riserva indiana, e, nel frattempo, condurci altrove.
Sia fatto un encomio a quel 3,5% (o 30%) di Vescovi che hanno votato contro, ma i restanti 96,5%, o 66% che hanno accettato l’abominio sono consapevoli o hanno votato per costrizione e/o placet verso altri e navigare / naufragare verso altri lidi?
Noi, che amiamo la Chiesa, proprio oggi che celebriamo la Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo, siamo nati definendoci “àpoti” , e sappiamo riconoscere chi vuole condurci altrove e che l’angolo più oscuro dell’inferno di Dante è riservato a coloro che mantengono la loro neutralità in momenti di crisi morale.
Ci rifiutiamo di attingere parametri di lettura e di interpretazione della realtà da altre culture perché sappiamo capire – come ci dice Isaia 15,5 – quando viene presentato il male come il bene o quando il lupo arriva travestito da agnello (Matteo 7,15).
E denunciamo adesso la falsità di questa bassa operazione di finto conteggio democratico per stabilire l’appiattimento al mondo spacciato come direzione buona.
Noi abbiamo questa coscienza perchè: “…piacque a Dio di santificare e salvare gli uomini non individualmente e senza alcun legame tra loro, ma volle costituire di loro un popolo, che lo riconoscesse nella verità e santamente lo servisse.” (206 – CVII, Cost. Dogm. Lumen gentium, 9: aas 57 (1965) 12-13).
E dunque non siamo pecore smarrite, perché seguiamo quei pochi o pochissimi veri Pastori che sanno condurre il gregge e vanno in cerca della pecora perduta, nel baratro dove si era persa, per riportarla a casa.
Ci stringiamo dunque a questi pochi Pastori e, supplicanti come figli che amano il loro Padre, imploriamo che dal palazzo apostolico giunga un segno per confortare il popolo “non confuso” e confermarci nella fede.
Iustitia in Veritate
Milano, Domenica 26 ottobre 2025
Solennità di Cristo Re

1 risposta su “C.E.I. Confusione Episcopale Italiana – Lo sdoganamento dell’inaccettabile per liberarsi dal “si è fatto sempre così””
Come tanti fedeli cattolici, siamo allibiti dalla temerarietà di questo ultimo atto sacrilego nella Chiesa stessa.