Pensavamo di avere assistito a tutto: dalla celebrazione eucaristica su un materassino galleggiante in mare, o ai piedi di un albero con un altare / bicicletta, fino all’esposizione blasfema di presunte opere artistiche addirittura frutto di plagio, come la triste storia della mostra di Carpi insegna e che si avvicina all’esito giudiziario.
Questa ancora non era avvenuta.
A Mazara del Vallo, diocesi siciliana con storia quasi millenaria, giunge una “nuova reliquia”; si proprio così: un pezzo di legno ricavato dall’imbarcazione affondata tra il 25 e 26 febbraio 2023 davanti a Cutro in provincia di Crotone, dove perirono 94 persone, a cui una bottega (si, proprio così) della Val Bormida attribuì l’acronimo KR46M0 (Crotone, quaranteseiesima vittima, maschio, sotto il primo anno di età).
Questa tavola viene adesso assunta al rango di “reliquia” e proposta alla venerazione e in pellegrinaggio tra le parrocchie della diocesi dall’Ufficio diocesano per le migrazioni, con foto ufficiale e comunicato avente ad oggetto proprio: Tavola / Reliquia del naufragio di Cutro KR46M0.
Non si sa se sia più potente la forzatura o la non conoscenza delle basi della fede, ma viene subito da dire che anche un pagano avrebbe più gusto, trovandosi qui di fronte a ben oltre il culto per la bellezza del mondo greco o alla ricerca del bello insita nel cuore dell’uomo.
Qui siamo davanti quasi ad una sorta di science fiction, come alla riedizione del film THX 1138 di George Lucas 50 anni dopo, o al “Quelo” di Corrado Guzzanti, con la famosa risposta che è dentro di sé ed è pure sbagliata.
Questo viene in mente leggendo il comunicato della diocesi in cui si offre la Tavola (con la T maiuscola naturalmente), per un “..passaggio significativo nei propri contesti di parrocchia, associazione, movimento”, evidenziando in grassetto proprio tale “passaggio”.
Verrebbe immediatamente da chiedersi perchè, alla stessa stregua, non fare allora una nuova reliquia per ogni bimbo innocente ucciso dall’aborto indicandolo altrettanto con un acronimo?
Ma non si può, deve prevalere la nuova religione immigrazionista con i suoi idoli, e quindi con le sue reliquie, promuovendo il pensiero di chi crede di essere coautore di Dio nel proporre percorsi di salvezza, tragicamente però errando nella convinzione di formare una realtà spirituale svincolata da un ordine, a un punto di confusione tale da creare e promuovere grottescamente una nuova reliquia.
Non dunque ciò che la Chiesa ha sempre insegnato ed è indicato nei canoni 1186 – 1190 del Titolo IV del codice di diritto canonico, dedicati al culto dei santi, delle sacre immagini e delle reliquie “per favorire la santificazione del popolo di Dio”, dove si precisa ciò che può unicamente essere indicato come tale e custodito in luogo sacro e venerato nel culto della tradizione cristiana (Congregatio de causis sanctorum, Instructio. Reliquiae in Ecclesia: fides et conservatio, 8 dicembre 2017, art. 25).
E dove quindi si da ragione al riconoscimento prudente, dopo un discernimento di ciò che accade di soprannaturale e porta poi alla sua approvazione e proposta.
Qui siamo di fronte al tentativo di imporre ex novo qualcosa che non ha nulla di sacro, svincolato dalla tradizione, che ne forza la natura e svia un sano percorso spirituale e la fede del popolo di Dio.
Un tentativo che solo la non cognizione della gerarchia delle cose può far credere utile e proporre ciò che non può essere una realtà spirituale, costruendo così un dio a proprio piacimento con cui si crede di collaborare nel creare una realtà, e non un Dio che ha un progetto sano e buono sull’uomo, che ne segue la Sua volontà.
Come siamo arrivati a tutto ciò e dove è stato il discernimento per arrivare ad assecondare e indurre alla devozione di un pezzo di legno, prendendo per buono e spirituale ciò che indica una bottega commerciale?
Solo una insipienza o ingenuità estrema può rendere ignari delle conseguenze di danno ai fedeli, sviati a venerare una tavola, eretta a nuova reliquia senza la conoscenza di ciò che la Chiesa da sempre stabilisce.
Questo accade nel profondo sud, in una diocesi di confine che dovrebbe fare tesoro della propria storia di difesa della cristianità nei confronti dell’islam, dove quotidianamente la popolazione trova nell’etere le emittenti radiofoniche in lingua araba e ascolta gli altoparlanti che diffondono 5 volte al giorno la voce del muezzin proveniente da qualche moschea sconosciuta.
Preghiamo perchè il Vescovo intervenga immediatamente, nonostante la sua apparizione nella foto promozionale, a stabilire il vero significato delle cose, la giusta dimensione del sacro e la cura delle anime nell’attesa del Natale di Nostro Signore Gesù Cristo.
Iustitia in Veritate
Milano, 6 dicembre 2024
Santa Asella vergine
San Nicola di Bari
