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Carpi: oltre al danno la beffa

A margine della fine di uno scempio

Apprendiamo con gratitudine e sollievo la decisione di chiudere in anticipo la discussa mostra Gratia Plena di Carpi, ponendo così fine all’inaudita scelta di averla esibita in una Chiesa consacrata affidando la performance ad un artista che, nel catalogo, si presenta come uno per il quale “forse il caos è sempre stato una delle ragioni del mio carsico desiderio di un significato più profondo..”, e sostiene di avere un “..ateismo imperturbabile..” .. “..una netta preferenza per lo sconvolgimento,..” e “..tristemente, la dottrina religiosa può rappresentare il più grande regalo all’ateismo..”.

Del resto, cosa ci si poteva aspettare dallo stesso titolo dell’intervista, che lo descrive precisamente come “Andrea Saltini: il dubbio come sistema di credenze”.

E’ certezza invece, adesso che è calato definitivamente il sipario, il desiderio di pregare per sanare le ferite di un attacco tanto violento quanto sibillino – poiché nascosto tra le pieghe di una presunta giustificazione artistica -, ai simboli e alle rappresentazioni più sacre della fede cattolica.

A prescindere dagli sviluppi dell’indagine della procura sul non individuato soggetto che ha danneggiato una delle opere esposte, il cui gesto probabilmente è all’origine dei motivi anche di sicurezza per la chiusura anticipata della mostra, è bene tuttavia che ciò accada in pienezza di verità.

L’amore per la Chiesa impedisce di scagliarsi contro l’ordinario diocesano, alla cui autorità va il dovuto rispetto, o verso tutti gli artefici che hanno deciso e curato l’esibizione stessa; ma non può censurare la condanna delle infelici parole che, nel comunicato stampa emesso dalla diocesi per dare il tristo annuncio, trasmettono stizza e accuse verso le migliaia di cattolici, e non, che in tutta Italia hanno genuinamente reagito con sincere preghiere di riparazione, pacifiche proteste e sentiti appelli all’ennesimo abuso dei simboli della fede ad opera di chi troppo spesso, trincerandosi dietro un clericalismo elitario, pretende di sovvertire il naturale senso del pudore, il semplice buon gusto e il rispetto per ciò che raffigura la nostra religione.

L’amore alla verità, pertanto, non può tacere che oltre al vulnus che permane nel cuore dei più, si sia anche negligentemente dato spazio a raffigurazioni che non hanno per giunta alcunchè di originale.

Fatte le opportune verifiche, in assenza peraltro di evidenti citazioni o riferimenti che in questi casi si devono indicare presentando una qualsiasi “nuova” opera quando si prende ispirazione da altri autori, i quadri del sig. Saltini appaiono in gran parte incredibilmente equiparabili, paurosamente simili o sovrapponibili, quasi una riproduzione delle opere del coreografo greco Dimitris Papaioannou, noto come curatore delle cerimonie di apertura e chiusura delle olimpiadi di Atene nel 2004 (https://dansenshus.se/.en/program/dimitris-papaioannou-the-great-tamer/).

Oltre al danno la beffa, dunque.

Com’è possibile che gli ideatori e organizzatori dell’esibizione di Carpi non abbiano avuto l’accortezza di fare – prima – i controlli necessari, e che tali dati siano passati inosservati nel catalogo della mostra, che presenta i lavori asserendone il “..tratto distintivo della sua poetica “, perché “..Saltini astrae, e astrae dal vero..”, e dunque le sue creazioni sono “..intrise di spiritualità..”, “..vera arte contemporanea a soggetto religioso, ancora una volta una rarità”, addirittura “..rinnovando l’eredità iconografica e il patrimonio affettivo della nostra tradizione culturale”?

Esiste una culpa in vigilando di chi sa e deve effettuare tali riscontri, affinchè un’opera artistica che pretenda di essere “religiosa” sia veramente arte che edifichi la fede, e non strumento di blasfemia e insulto, indirizzando piuttosto alla confusione o al nulla dell’irriverenza.

Mai come in questo caso un sano esercizio della prudenza evangelica sarebbe stato utile per evitare una grottesca piaggeria verso il mondo.

Questa è l’ultima chiarezza da fornire e che è mancata, accuratamente celata nelle pieghe di un comunicato che non si interroga, ma si auto assolve riversando all’esterno responsabilità inesistenti, per sdoganare, in ultima analisi, non solo il vilipendio ma anche un verosimile plagio, all’interno di una Chiesa che troppo spesso ormai diventa luogo facilmente offerto a qualsiasi raffigurazione anche dissacrante.

Non ci interessano le azioni legali, che avranno comunque il loro esito, ma ci sta a cuore la sana reazione di tanti cattolici che in queste settimane abbiamo miracolosamente scoperto essere ben vigili e allertati, in primis dai pregevoli articoli della Nuova Bussola Quotidiana, segnalando adesso ciò che può veramente definirsi anche una beffa.

Ben venga dunque la chiusura anzitempo di una triste esibizione che ha ferito l’animo di molti, affinchè serva da monito da ora in avanti, a tutela della libera espressione della nostra appartenenza alla Chiesa di sempre, nella sua vera dimensione di rispetto del sacro e di tutti i fedeli che non meritano di essere presi in giro con lo scandalo, ma di essere difesi e condotti, anche attraverso l’arte, alla contemplazione di Dio.

Milano, San Leone IX, papa – 19 aprile 2024

Avv. Francesco Fontana

Presidente di Iustitia in Veritate

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