COMUNICATO
Imperversa da qualche settimana una strana polemica sulla identificazione di alcune attività in essere in uno sperduto cocuzzolo collinare in provincia di Reggio Emilia.
Un sacerdote, tale don Claudio Crescimanno, avrebbe avuto l’ardire di iniziare una comunità agricola, ovvero un gruppo di laici che hanno deciso di attivarsi prendendo in mano il loro destino, anche con un percorso formativo spirituale e di aiuto reciproco.
Da tale aggregazione di fedeli, peraltro, è nata anche una scuola parentale portata avanti con estremo successo che ha visto coinvolti, nel breve arco di tempo dalla sua nascita, ben 25 alunni di elementari, medie e superiori, i quali – per inciso – hanno sostenuto gli esami di quest’ultimo anno scolastico, come da normativa vigente, conseguendo ottimi voti.
Tali iniziative, che in altri tempi avrebbero suscitato ammirazione, hanno invece attirato un interesse ben qualificabile come “strano” da parte dell’autorità ecclesiastica locale.
Il Vescovo di Reggio Emilia, infatti, senza verificare di persona la bontà di quanto accade a Casalgrande Alto, messo in allarme dall’impudenza di laici, seguiti da due sacerdoti, è giunto addirittura a contestare la violazione del can. 265 del codice di diritto canonico.
La comunità, pertanto, ha recentemente comunicato – in risposta a tale contestazione – di riferirsi spiritualmente agli insegnamenti di Mons. Lefebvre e, apriti cielo, si è scatenata un’orchestra di lagnanze da parte di giornalisti del posto che non si sono fatti sfuggire l’occasione per gridare allo scandalo e per avallare l’accusa di cui sopra.
Pertanto, una domanda preliminare sorge spontanea.
Come mai tali cantori locali – che si presume siano cattolici liberi e pensanti – si girano dall’altra parte di fronte a palesi violazioni del codice di diritto canonico quando vedono chierici o laici manifestamente proclamare il verbo gender, anche dal pulpito di una chiesa, nonostante i chiari pronunciamenti di Papa Francesco?
E come mai tale “genuina” attenzione non viene rivolta alle processioni riparatrici che altri cattolici hanno immediatamente promosso che, al contrario, vengono denigrate?
Che tipo di cattolico si vuole promuovere o si è deciso di attenzionare?
Perché tanta “cura” verso la piccola comunità che, dall’alto di una collina, è analizzata al microscopio e accusata di essere luogo sedizioso nonostante i frutti spirituali innegabili?
Iustitia in Veritate non entra in polemica con nessuno, posto che già esistono pronunciamenti e prese di posizione anche ironiche sulla vicenda a firma di laici che, a dispetto di roboanti accuse di eresia attivate imprudentemente dal sempre presente fuoco amico, ribadiscono la genuinità dell’esperienza cristiana e l’inconsistenza delle accuse su quanto accade in cima a quel cocuzzolo.
Iustitia in Veritate vuole solo tranquillamente prendere posizione, secondo la propria natura, come da oltre due anni ha fatto anche in altre situazioni di inspiegabile attacco, a difesa in primis della libertà religiosa, esprimendo solidarietà ai sacerdoti e componenti della comunità la “Cittadella” di Casalgrande Alto, anche evidenziando come l’inusitata e grottesca attenzione mediatica locale sia frutto di fraintendimenti o, a voler pensar male, di eccessi di zelo mai visti in altri ambiti dove sarebbe certamente più appropriata.
Questo comunicato intende essere quindi un invito alla calma e alla prudenza necessarie per capire davvero ciò che accade, ribadendo che appare palesemente infondata l’accusa di “chierico acefalo o girovago” del sopracitato canone, visto che Don Claudio Crescimanno è un sacerdote regolarmente ordinato e incardinato e quindi non un pericoloso sovversivo.
Cosa fa, quindi, paura a tal punto da minacciare, pur nella infondatezza, il canone citato?
Forse perché si vuole che alcuni amanti della tradizione cattolica lo possano essere solo a giorni alterni, salvo poi adeguarsi a tutte le storture liturgiche appena il potere anche ecclesiastico lo ordina?
Mentre, come il sacerdote in questione ha limpidamente dichiarato: “In questo tempo di confusione e di disorientamento della Chiesa e della società l’unica àncora di salvezza è mantenersi fedeli a ciò che i nostri padri hanno sempre creduto, celebrato, vissuto. Il fatto che gran parte della Gerarchia ecclesiastica attuale e della mentalità dominante non riconosca più come suo ciò che per duemila anni è stato il fondamento della nostra identità la dice lunga su quanto sia avanzato il processo di decattolicizzazione della Chiesa e della civiltà occidentale”.
Dunque, a Casalgrande Alto è in corso semplicemente l’esperienza di una comunità ecclesiale che non ha nulla a che vedere con vetero cattolici sedevacantisti.
E poiché Mons. Lefebvre è stato riabilitato da Papa Benedetto XVI, riferirsi spiritualmente al suo insegnamento non può essere giudicato una colpa né, a maggior ragione, configura una condotta più grave del salire sul pulpito con una stola fintamente arcobaleno.
Ogni lettura accusatoria contraria, pertanto, oltre ad essere giuridicamente infondata, è ingenerosa e gratuita; così come è ancor più grave, ad opera di pennivendoli presuntivamente cattolici, paventare l’esperienza della “Cittadella” come un pericolo, con uno zelo per nulla riservato – e lo si pretenderebbe almeno per par condicio – contro le vere derive del modernismo che sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti.
Milano, 28 luglio 2022
