Categorie
Comunicati

Il volto violento del più ipocrita dei totalitarismi

COMUNICATO

«Chi non si è vaccinato, spregevole evasore e perfido assassino, deve soffrire, ed io ne godo!»

Come si può arrivare a dire una tale nefandezza?

Il livore smisurato contro i non vaccinati di cui si nutrono le dichiarazioni di vari personaggi pubblici di diversa “levatura” politica e di schieramenti oramai trasversali, è sconcertante. Ed è ancor più sconcertante che il grande apparato della comunicazione pubblica, amplifichi compiaciuta esternazioni del genere che, anche solo due anni fa, avrebbero sollevato l’indignazione di tutti per chiedere la rimozione del personaggio. Del tutto incomprensibile, poi, è il sommesso silenzio della magistratura, dal momento che tali dichiarazioni violano più di un articolo del codice penale.

Come è possibile giungere così facilmente ed impunemente a tal punto?

Forse l’interrogativo espresso con foga da una signora americana e reperibile in rete, può suggerire qualche indicazione[1].

«Perché quelli che sono protetti (vaccinati) hanno bisogno di essere protetti dai non protetti costringendo i non protetti ad usare la protezione che, prima di tutto, non ha protetto i protetti?».

La domanda, espressa polemicamente, sottolinea una stortura, questa sì, diffusa pandemicamente nella mentalità comune.

Un’acrobazia mentale, confusa e contorta, che racchiude una serie di contraddizioni, meritevoli di approfondimento. Qual è il filo logico che lega i passaggi della domanda? Se i vaccinati (i “protetti”) sono al sicuro, perché devono temere qualcosa, ossia il contagio, dai non vaccinati (i “non protetti”)? Anche solo parlarne sembra una perdita di tempo. Eppure il “protetto” non si quieta e reclama che il “non protetto” si protegga, per rimanere egli stesso al sicuro. La sua pretesa, spesso manifestata in maniera accesa, non ha alcun fondamento, eppure si diffonde contagiosamente; mezzi di comunicazioni e personaggi politici ne sono i veicoli principali. Ora, una pretesa senza nessuna ragione che la sostenga è, non solo inconsistente ma, a rigore, semplicemente inesistente, un fastidioso flatus vocis.

Andiamo avanti. Se, invece, i protetti hanno usato una protezione inefficace o insufficiente, un “preteso” vaccino che non ha di certo superato tutti gli interrogativi circa la sua efficacia e sicurezza, perché chi lo ha ricevuto chiede a chi non lo ha ricevuto di lasciarselo iniettare? Se la protezione non è risultata efficace e sicura per i “protetti”, perché questi dovrebbero mai superare la soglia della protezione grazie alla “protezione” dei renitenti? E perché tale pratica deve essere forzata, imposta? L’incongruenza è talmente chiara, da non richiedere grandi commenti. Tu, protetto, pretendi che io, non protetto, ti protegga con la stessa misura inadeguata che ti avrebbe dovuto proteggere! E non lo ha fatto! Allora, perché mi vuoi forzare, anche con l’invocazione e l’intromissione della forza coercitiva dello stato? Che di fatto replica le stesse acrobazie mentali, confuse e contorte, ormai diventate il criterio di scritturazione dei decreti legge, con l’ausilio di una micidiale pressione sociale e mediatica? Viene il sospetto che il “protetto” abbia paura di contagiarsi lo stesso. Se la protezione non è così garantita, come tanti dati epidemiologici attestano, e se magari gli effetti indesiderati sono tutt’altro che rari ed insignificanti, la sua ansia non è ingiustificata, non è una sorta di superstizione nemica della “vera scienza”. Il problema, però si sposta: perché vuole tirare dalla sua parte i non vaccinati? Se vaccinarsi fosse, come certe sdolcinate esternazioni di capi religiosi e politici fanno intendere, un atto d’amore o di solidarietà, mi vuole forse “includere” nella cerchia dei “buoni”? O, al contrario, dato che tali richiami sono, anch’essi, puro flatus vocis, vuole attirarmi nell’incertezza ansiogena di chi sa che sulla sua testa, ormai, pende una terribile spada di Damocle? O, ancor peggio, se si rende, sia pur oscuramente, conto, che quei mezzi di salvezza sono stati ottenuti sacrificando vite umane innocenti, non vorrà tirarmi dentro la cerchia della sua, umanamente insostenibile, corresponsabilità? Complicità con un orribile crimine di cui il “non protetto” è, ormai, muto testimone d’accusa? Silenzioso portavoce della sua stesa coscienza morale?

In ogni caso, la soluzione di proteggersi trascinando nelle sabbie mobili il proprio “non”, l’altro che dà voce e presenza ad un’oscura alterità che corrode lo stesso virtuoso “protetto”, è più immaginata che reale. Non è difficile capirlo. La soluzione è, però, del tutto fuori misura, inconsistente, sproporzionata e controproducente. Inconsistente, dal momento che aumenta il numero degli immaginariamente “protetti”. Sproporzionata, perché altera i principi più elementari di ogni forma di sanzione e penalità e perde ogni criterio di equilibrio tra condotta riprovata e sanzione. Controproducente, in quanto frantuma i legami sociali più elementari e porta al collasso la capacità stessa di pensare con un minimo di equilibrio. In definitiva, quella smisurata pretesa galleggia sul completo scollamento dalla realtà, in tutte le sue dimensioni e la rilancia in proporzione geometrica. 

A partire da una pretesa ingiustificabile, nel senso di priva di punti di appoggio veritativi e fondati su aspetti della realtà, qui il nesso tra contagiosità e letalità di una malattia e il grado di protezione dei vaccini così come l’esistenza di cure efficaci per quella stessa malattia, non si può instaurare nessun tipo di controversia, né scientifica, né politica e tantomeno giuridica. Non è possibile mettere seriamente a confronto ragioni alternative. Rimangono solo le tecniche di seduzione, di persuasione e, in caso di fallimento di queste, di coercizione; in altri termini residuano solo potere e forza. È il trionfo della legge del più forte!

Ecco che l’errore, divenuto menzogna, approda alla violenza e ad una violenza che si pretende giustificata e che non ammette misure o limiti di nessun genere.

Dal momento che, inoltre, il “protetto” è regredito, a causa della sua ansia irrefrenabile, a livello infantile, vuole essere protetto a tutti i costi. Allora reclama, pronto a pagare qualsia prezzo, l’ala protettiva dello stato, che interviene felice e trionfante, marziale e materno, per punire i reprobi che mettono a rischio la protezione immaginaria da assicurare ai “protetti”. Così, però, si chiudono tutti coloro che erano uomini e cittadini, nel cerchio di un immaginario e distorto paese dei balocchi sanitario. Ora, la protezione immaginaria non ammette alcuna misura, è refrattaria a qualsiasi garanzia, si rivela da subito oppressiva e si traduce in tecniche di controllo invasive e pervasive. E ci dice pure che dobbiamo essere contenti di subirle, perché così ci assicura la salvezza. Da chi, poi, non si sa. Sono le spire di un serpente che si chiude su stesso, strozzando tutto ciò che avvolge.

Da qui nasce il più ipocrita e soffocante dei totalitarismi e dei sistemi di controllo totale che la storia abbia mai visto, che assume la forma di grotteschi decreti legge inapplicabili perché infondati, con lo scopo sempre più evidente di distruggere l’umano e condurci nel vortice di quella distopia che è il vero volto di ogni utopia.

Milano, 15 ottobre 2021


[1] Why do the protected need to be protected from unprotected by forcing the unprotected to use the protection that didn’t protect the protected in the first place?

Perché quelli che sono protetti (vaccinati) hanno bisogno di essere protetti dai non protetti costringendo i non protetti ad usare la protezione che, prima di tutto, non ha protetto i protetti?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *