Un 25 aprile da ricordare, quello di Milano, sabato scorso. In tanti ci hanno creduto e sono scesi in campo, per portare le istanze della libertà, di pensiero, di espressione, di cura, contro ogni discriminazione, a difesa di una medicina libera e indipendente, fondata sull’unicità di ogni essere umano. Con gli striscioni di denuncia dei danni da vaccino, di tante vite scivolate via nel nulla, lontano da riflettori e clamori della cronaca, in un silenzio assordante. Storie tragiche che emergono, giorno dopo giorno, di giovani sani, forti, sportivi, vittime innocenti di una fantascienza asservita a una visione sempre più disumana del mondo. Persone che si sono fidate dello stato e affidate alla scienza, per paura o per evitare la morte civile, oggi ammalate ed emarginate, bisognose di aiuto concreto e di ascolto, di compassione. Il corteo delle “liberazione” di Milano, non è stato dunque solo il corteo delle contraddizioni, come ha scritto qualche cronista. Si è protestato, si sono urlati slogan contro la strategia dell’emergenza, che accomuna guerra e pandemia, ma ci si è anche ritrovati, si sono risaldati relazioni, si è parlato di quale futuro costruire e qualcuno ha cantato e ballato. Molti dei partecipanti erano lì proprio per piantare nuovi semi, in occasione della celebrazione della fine dell’occupazione nazista e la caduta del regime fascista, con la caparbietà di chi vuole resistere, arare e coltivare un campo che, se lasciato incolto, diverrebbe desolazione. La gestione della pandemia, le cure non riconosciute e le vittime del vaccino richiedono attenzione, aiuto, verità, senso di comunità, liberazione.




Molte persone ci credono e i loro striscioni chiari sono stati visti dai cittadini nel corteo e sui marciapiedi. Insieme agli slogan, hanno creato curiosità e irritazione. Difficile per alcuni vedere un nesso con la liberazione. La scritta ironica “grin pass”, una provocazione per portare l’attenzione alla salvaguardia della lingua e della cultura italiane, quindi ai valori dell’inviolabilità dell’individuo, ha suscitato qualche perplessità, ma ha riscontrato l’approvazione da adulti e giovani. Alcuni studenti, in Duomo, si sono avvicinati per chiedere spiegazioni, è nato con uno di loro uno scambio un po’ acceso, ma civile, sul significato di scienza. Con gli altri tre studenti la conversazione è stata più articolata, con spirito critico. Materialisti, comunisti, un evangelico, figlio di un cattolico, hanno anche ascoltato, attenti, l’importanza di sapere guardare oltre al materialismo e, comunque la si pensi, salvaguardare l’inviolabilità dell’individuo, del suo corpo, della sua dignità. I media non parleranno di questi e altri incontri, confronti, ma la liberazione è anche una comunicazione di corpi e di voci. Oltre ai messaggi letti, fotografati, commentati, occupare gli spazi fisici ha significato essere visti, quindi esserci. Discussioni e perplessità dei giorni prima del corteo, punti di vista fra coloro che auspicano un’evoluzione che comprenda altre questioni impellenti per il Paese, a partire dell’etica condivisa, che rimane fermamente cristiana, ogni riflessione è già in atto; tutti concordano sull’urgenza, che riguarda ora e sempre più la salute, la vita. E il 25 aprile a Milano due giovani donne si sono avvicinate a noi, hanno chiesto aiuto, perché si sono ammalate in seguito alla vaccinazione, giovani, con spasmi, paresi, trombosi, sintomi gravi, ma ignorati dai medici. Due persone che in noi hanno trovato ascolto, e da ora (grazie al servizio medico e legale che prende il nome di “Silenzio degli Innocenti”) anche aiuto concreto dal punto di vista sanitario e giuridico. Gli effetti avversi non sono soltanto di natura fisica: patologie cardiache, vascolari, neurologiche e immunitarie, ma anche psicologica, stante la situazione di abbandono terapeutico in cui versano. Questa giornata vale più di mille manifestazioni. Non la si chiami controinformazione, è Democrazia, è sensibilizzazione e testimonianza della presenza di una comunità di persone che si adoperano per fornire aiuto concreto alle vittime della vaccinazione di massa. Lo strazio dei loro racconti dimostra l’urgenza e l’importanza di fornire sostegno umano e cure mediche adeguate, nel fondamentale rispetto della dignità umana. Questa è la nostra missione.
Monica Bacis

