Il veleno e la maschera: l’eversione della nuova autocrazia

L’ultimo DL [N. 1/2022 del 7 gennaio 2022] smaschera definitivamente il velenoso disegno eversivo di quelle istituzioni preposte al governo del popolo in nome della giustizia e del cd bene comune. Molti hanno rilevato che la serie compulsiva di decreti e di leggi che hanno imposto il nuovo regime sanitario, violano una quantità industriale di norme di primissimo livello, dalla Costituzione a normative europee ed internazionali, ad iniziare dal Codice di Norimberga. Tali critiche, pur sacrosante, sembrano non scuotere minimamente le coscienze di coloro che continuano ad aggiungere norme sempre più restrittive e vessatorie. Parimenti silente rimane chi sarebbe, il condizionale è d’obbligo, chiamato a intervenire per impedire tali infrazioni della legalità e della giustizia. Occorre, però, aggiungere una considerazione. Ciò che ormai si è consumato, non è la violazione di qualche punto od aspetto del diritto vigente, bensì e ben più radicalmente, il suo capovolgimento. Il diritto non è semplicemente adulterato, ma ormai è cancellato del tutto e sostituito, inevitabilmente, da qualcosa che lo tradisce e lo rinnega. Si tratta dell’imposizione di un nuovo paradigma giuridico o del compimento, finalmente per i suoi teorici e propugnatori, del nichilismo giuridico, vale a dire dell’affermarsi senza limiti o vincoli della legge del più forte, della concezione e pratica del diritto come potere. Rimangono il nome del diritto e il suo involucro istituzionale, ordinamentale, ma è solo apparenza. Gli schemi regolativi sono pur sempre necessari, ma è ormai del tutto lampante il loro uso come puri e semplici strumenti di controllo. L’ordinamento giuridico è ridotto ad apparato di controllo. Per fare questo occorreva sterilizzare completamente l’ordinamento precedente, che pur nelle sue molte contraddizioni, manteneva il riferimento centrale ai diritti fondamentali della persona umana e si trascinava secondo una, sia pur stanca e sfilacciata, logica del diritto. Questa era espressione dei principi più elementari di civiltà giuridica, che sono il presupposto stesso di ogni formulazione normativa ed istituzionale. Un presupposto non alterabile o manipolabile da nessun legislatore e da nessun giudice, perché senza di esso non è possibile nemmeno immaginare una qualsiasi normazione o un qualsiasi atto di giurisdizione. Un presupposto che, venendo a mancare, smaschera qualsiasi atto normativo o di giurisdizione come gesto con cui il detentore del potere, il più forte, impone la sua volontà, il suo capriccio, al più debole. 

Tutta la serie di decreti e di leggi, per non parlare della normativa secondaria, susseguitisi in materia sanitaria, hanno azzerato l’ordinamento precedentemente vigente. Ciò era necessario proprio per poter dare un nuovo inizio all’intero ordinamento giuridico. Ciò era necessario per consentire al detentore della leva del potere normativo, di fare ciò che avrebbe voluto, di scrivere ed imporre le sue volontà contingenti, del tutto scollegate dall’impianto precedente e come galleggiante sul nulla mascherato dal compulsivo processo di neonormazione. Avendo adottato come maschera esigenze sanitarie, si può ben dire che tale processo è analogo a quello delle neoplasie maligne, ossia delle più mortali degenerazioni cancerose. Si noti, che siamo ben oltre un processo costituente. Questo avrebbe richiesto una chiara legittimazione politica e popolare, come avvenne nel 1946 e ’47 per la profonda rifondazione dello Stato che allora fu necessaria dopo la catastrofe della guerra e la caduta del regime fascista. Anche quel processo, pur innovandolo profondamente, presupponeva l’esistenza di un ordinamento giuridico che non poteva azzerare. Tanto è vero che sia il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 che l’elezione della Assemblea costituente, furono disposti da decreti luogotenenziali, adottati e promulgati nel quadro dell’allora comunque ancora vigente Statuto albertino. Tanto è vero che sia il codice civile che quello penale, rimasero in vigore. E si potrebbe continuare. Ora, invece, una volontà, un potere interamente autocratico, pretende di riscrivere tutta la grammatica e la sintassi dell’ordinamento giuridico. Basti osservare come il diluvio normativo concretizzatosi nei decreti sanitari, vanno a caccia, per spazzare via ogni impedimento, di qualsiasi normativa e tutela precedente al fine di non dover fare i conti, in sede applicativa, con nessuna garanzia, nemmeno procedurale, dei diritti umani più semplici ed elementari.

Alcune dichiarazioni sfuggite ai più alti rappresentanti delle istituzioni, tradiscono questa follia eversiva. Basti pensare al presidente francese, che è riuscito a far dipendere, per ora a parola, la stessa soggettività giuridica, dall’adempimento di un obbligo, quello vaccinale che viola tutti i principi giuridici precedentemente riconosciuti. Lo stato pretende di decidere chi è uomo e chi no, secondo suoi parametri di fantasia. La cosa non è nuova, si pensi alla legalizzazione dell’aborto ed ora dell’eutanasia e del suicidio assistito. Ora, però, il disegno sembra giungere, se non a compimento, alla stretta finale.

Come resistere? Come opporsi in maniera non corrosa da autocontraddizioni nascoste ed insieme efficace? È davvero difficile dire qualcosa in proposito. Il principio più fondamentale cui ci si può richiamare è quello di aprire gli occhi e rifiutare conseguentemente il castello di menzogne che tiene in piedi un tale orribile, ripugnante, mortifero disegno. Vivere nella verità, vivere senza diventare complici della menzogna, ricostituire una socialità fondata sulla e nella verità, sul rifiuto di ogni complicità con la menzogna. Qui riposa la precondizione per esercitare, rivendicare con coraggio e forza, i diritti e le garanzie previste dall’ordinamento giuridico che, per quanto colpito al cuore, è tuttavia ancora vigente. Altrimenti si finirà per portare acqua al mulino dei nuovi autocrati. Ed occorre agire in maniera urgente.

Dionigi